La cucina toscana, sinonimo di genuinità, ottimo esempio di cucina mediterranea in cui l'olio d'oliva fa da sovrano, esaltando i sapori senza ottunderli. Grazie ad esso ogni piatto diventa una ricca portata, soprattutto se accompagnato dal superbo vino di questa magnifica terra.

 

La "Pappa Toscana" nasce dalla volontà di mostrare la pienezza della cucina toscana esaltando i suoi punti forti quali il vino che il sole ed il clima favorevole preparano per noi, la "ciccia" o famosissima  "fiorentina" qual dir si voglia, il vero olio extravergine di oliva ricercato da chi di salute se ne intende e molti altri prodotti destinati ai più esigenti.

La cucina Toscana è così varia che è difficile associare ad essa un gusto o un sapore specifici. Ma il suo vero carattere è proprio questa varietà di ricette, unita alla qualità degli ingredienti.

Molti sono d'accordo nel definire la cucina toscana genuina, equilibrata, schietta e tradizionale, questo perché da sempre è strettamente legata alla terra che genera i suoi fantastici ingredienti. Le cose si complicano un po' quando si cerca di identificare in maniera più precisa quali siano i piatti ed i sapori prevalenti che la caratterizzano: sono le bistecche di chianina, i fagioli all'olio, la trippa ed il bargiglio fiorentini? Oppure la garmugia e l'agnello alle olive di Lucca? O ancora le frittelle di baccalà ed il cacciucco della Versilia e del Livornese? O l'acquacotta e la bottarga di muggine maremmane?

Dopo averci pensato un po' si deve necessariamente convenire che la cucina toscana è tutto questo e molto altro ancora: la panzanella, la fettunta, la pappa col pomodoro, i necci, i pici all'aglione, il pecorino di Pienza, la soprassata, la finocchiona sono cibi rinomati di cui sicuramente avrete già sentito parlare e magari avrete già avuto la fortuna di assaggiare. E quante ricette e sapori storici della cucina toscana sono momentaneamente "dimenticati", in attesa di buongustai e ristoratori che li riportino in auge? Per esempio la lepre in dolceforte, cucinata con aceto, cioccolato, uva passa e pinoli. Una vera leccornia.

Non c'è da meravigliarsi se agli inizi del cinquecento, mercè l'arrivo a Parigi della giovane Caterina de'Medici, la stessa cucina francese è stata contaminata da ingredienti e ricette di quella Toscana, fra cui per esempio quella "colla" che sarebbe diventata famosissima col nome di "béchamelle" (datogli dal maggiordomo di Luigi XIV, L. de Bechamél, che se attribuì la paternità), le rigaglie e i volatili all'arancio oltre agli allora nuovi fagioli importati dall'america, l'olio d'oliva e l'arte della frittura.